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Heartbleed: il mea culpa di Apple

Tra gli addetti ai lavori la favola non ha mai fatto presa, ma tra gli utenti gira la storiella che Apple ed i suoi dispositivi, a cominciare dal Mac, siano immuni ai virus. In realtà, i computer made in Cupertino a prova di malware non lo sono mai stati.

La casa della mela ha però buon gioco a non smentire ed anzi, ha da sempre alimentato in modo più o meno velato questa credenza e non ha perso occasione per farlo anche con il recente Heartbleed, che tanto scompiglio ha gettato nel mondo IT. Peccato però che, alla luce dei fatti, i vertici della casa californiana siano dovuti tornare sui propri passi, ammettendo la vulnerabilità dei propri sistemi.

Apple Heartbleed

Il security bug non risparmia infatti gli apparati della compagnia guidata da Tim Cook, in particolare AirPort Extreme e Time Capsule, entrambi oggetto di un upgrade del firmware proprio per tamponare il problema Heartbleed.

La falla riguarda i device più recenti e coinvolge la feature Back to My Mac. Sebbene non si siano verificati casi di sottrazione di dati e credenziali, il rischio è quello di essere vittima di un attacco che consente di prendere il controllo del router e del computer.

Ancora una volta quindi, i vecchi dispositivi sarebbero, o meglio, parrebbero essere, più sicuri dei nuovi. In passato questo è avvenuto già con i Mac i quali, prima con le CPU Motorola 680x0 e poi con i PowerPC, acquisirono la fama di macchine immuni da virus.
La realtà riguardò invece il fatto che, essendoci un parco installato Mac OS decisamente minore rispetto ai comuni PC, gli sviluppatori di codice malevolo erano decisamente più attirati da questi ultimi riuscendo, con lo stesso sforzo, a colpire molti più computer.

Il discorso non cambiò con i processori RISC PPC 60x prodotti da IBM ed il passaggio, a partire dal 1999, ad OS X ed è ancora valido tutt'ora, con la variante che, dal 2006 in poi , i Mac utilizzano lo stesso identico hardware dei PC.

La minore “attaccabilità” da parte di codice malevolo continua quindi unicamente a dipendere dall'utilizzo di un sistema operativo diverso e meno diffuso rispetto a Windows (7,6% contro circa l'86%, fonte Net Applications) e per questo meno appetibile,  ma non per questo immune.

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