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Il ruolo della Virtual Desktop Infrastructure nei processi di fusione e acquisizione

La crisi finanziaria iniziata negli Stati Uniti alla fine del 2008 ed estesa poi al resto del mondo ha fermato temporaneamente le operazioni di fusione e acquisizione. Tuttavia, con i primi segnali di stabilizzazione e di ripresa dell’economia, le attività di merger and acquisition (M&A) hanno iniziato a dare qualche segno di ripresa.  Secondo Thomson Reuters, il loro valore a livello globale ha raggiunto i 24 trilioni di dollari durante l'intero anno fiscale 2010, un aumento del 22,9% se paragonato al 2009 e al più intenso periodo di M&A del 2008. Tuttavia le aziende rimangono caute, poiché il loro scopo è vedere un ritorno sugli investimenti nel più breve tempo possibile.

vmware

In operazioni di questo tipo le sfide sono molte: una volta che gli affaristi hanno completato l'accordo, spesso attirando grande attenzione ed entusiasmo, spetta allo staff operativo all'interno della nuova organizzazione assumersi la responsabilità del consolidamento di funzioni come procurement, HR e, naturalmente, IT. In queste situazioni è necessario trovare e dimostrare efficienza, a un ritmo di lavoro sostenibile e senza intralciare il core business. Lo staff deve essere introdotto nella nuova azienda e fatto sentire il benvenuto, contemporaneamente vanno affrontate lamentele e timori. Allo stesso tempo, il personale deve essere introdotto alle attività e ai processi aziendali e il sistema informativo aziendale deve essere reso operativo nel più breve tempo possibile. Per la maggior parte delle aziende, dare al proprio staff l’IT necessario per l’espletamento delle proprie funzioni è il primo passo per avere dipendenti produttivi.

Tradizionalmente, portare nuovo personale sulla infrastruttura IT aziendale è un processo che richiede tempo, lavoro manuale e processi frustranti: si pensi, per esempio, a quanto tempo si può perdere per aggiornare il sistema operativo su tutti i computer dell’azienda o per installare una nuova applicazione sui desktop. Il problema si moltiplica se lo stesso processo ha bisogno di essere attuato su centinaia o addirittura migliaia di nuovi desktop appena acquistati. Questo rappresenta una vera preoccupazione per i CIO e, in molti casi, può portare a spiacevoli ritardi.

La virtualizzazione, la tecnologia che ha già fatto risparmiare milioni di dollari a più di 250.000 aziende in tutto il mondo e continua far a risparmiare alle imprese circa il 50% dei costi di capitale e un terzo dei costi operativi, rappresenta la soluzione per questo problema. I desktop virtuali (VDI o Virtual Desktop Infrastructure), consentono di erogare dei desktop dal cloud come servizio gestito o ospitarli sul data center aziendale a un costo di gran lunga inferiore, invece di essere installati manualmente su ogni singola macchina. Poiché essi sono erogati a livello centrale, è possibile installare migliaia di desktop in una volta ed estendere gli aggiornamenti e le nuove applicazioni contemporaneamente a tutti quelli presenti in azienda. In questo modo, i virtual desktop consentono di rendere operativi tutti i nuovi dipendenti in tempi nettamente più rapidi rispetto al passato, aiutando così l’azienda a ottenere valore dai nuovi dipendenti più velocemente e senza interruzioni del servizio.

Oltre all’IT che i dipendenti utilizzano direttamente, i desktop virtuali possono essere d’aiuto per fare fronte a molte altre sfide associate a un processo di acquisizione. Innanzitutto, i virtual desktop consentono all’azienda consistenti risparmi economici che, dopo un’acquisizione, costituiscono una delle priorità. Secondo i dati Gartner, la configurazione di un desktop tradizionale ha un costo che varia dagli 800 e 1200 dollari, mentre l’adozione della soluzione per la VDI VMware View si aggira tra i 250 e i 400 dollari, a seconda dei dispositivi di accesso client. La riduzione dei costi non si registra solamente durante la fase di installazione iniziale, ma avviene in maniera continuativa, poiché i desktop virtuali  possono ridurre il TCO (Total Cost of Ownership) fino al 50%  rispetto a quelli convenzionali.

In uno scenario che vede il proliferare di diverse piattaforme concorrenti tra loro e di dispositivi sempre più utilizzati nel mondo del lavoro (smartphone, tablet, desktop, ecc), gli utenti finali si trovano di fronte a un’esperienza sempre più frammentata. Sulla scia di una tendenza tipicamente consumer, anche i dipendenti aziendali vogliono libertà di accesso a dati e applicazioni da ogni tipo di device, indipendentemente dalla piattaforma utilizzata. I virtual desktop offrono alle aziende un modo semplice per mettere a disposizione dei propri dipendenti questo tipo di esperienza unificata, a prescindere dai dispositivi di accesso: dal BlackBerry all’iPad, lo stesso “desktop” con tutte le sue funzionalità diventa fruibile da qualsiasi tipo di schermo l’utente abbia a disposizione.

Nel caso di un’acquisizione, il virtual desktop comporta un ulteriore vantaggio per l’azienda: questa tecnologia consente, infatti, di avere una giusta coerenza nei processi a seguito della fusione di due aziende. Ogni azienda, generalmente, ha flussi di lavoro e processi unici, molti dei quali inseriti in una rigida infrastruttura IT e l’allineamento non è cosa da poco. Si potrebbero smantellare gli asset IT acquisiti rimpiazzandoli successivamente con una nuova tecnologia, oppure si potrebbe cercare di adattare applicazioni quali ERP o e-mail fino a una completa migrazione, ma questo comporterebbe un grande dispendio di tempo. I desktop virtuali permettono, invece, di implementare i sistemi e i processi necessari sulle risorse IT esistenti, portando velocemente ognuno sugli stessi processi, pur mantenendo gli investimenti fatti nel sistema di legacy.

Sebbene l’unificazione dei sistemi IT non sia una priorità degli affaristi nel corso di un’acquisizione, la VDI dovrebbe essere un pezzo fondamentale del puzzle, che sfrutta gli investimenti fatti e i vantaggi della virtualizzazione nei data center, permettendo di realizzare il massimo valore possibile. I virtual desktop aiutano l’organizzazione a raggiungere questo obiettivo in due modi: semplificando i processi di integrazione (e riducendone i costi) e aiutando l’azienda a ottenere valore dagli asset in modo più rapido. Per queste ragioni, i CIO farebbero bene ad approfondire il ruolo che la virtualizzazione dei desktop può giocare nel caso di un’acquisizione, massimizzando il ritorno sugli investimenti. Una volta che l’operazione di M&A è terminata, gli stakeholder vorranno vedere i risparmi ottenuti e il giusto grado di efficienza nel minor tempo possibile e un CIO dovrebbe essere in grado di aiutare e non ostacolare questo processo.

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