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I professionisti dell’ICT italiani sono a rischio per la mancanza di percorsi di formazione adeguati

I lavoratori ICT italiani sono stati coinvolti da AICA (Associazione italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico) e dal CEPIS (Council of European Professional Informatics Societies)  in un innovativo progetto di ricerca, denominato Professional e-Competence Survey, che ha  fotografato lo stato delle loro competenze - confrontandole con quanto indicato dal modello condiviso europeo European e-Competence Framework. La ricerca, condotta su scala pan-europea tramite un questionario online, ha permesso di conoscere lo stato delle competenze informatiche professionali in Italia ed in altri stati membri dell’Unione.

aica

I dati della ricerca sono presentati oggi in occasione del Congresso Nazionale AICA 2011, in corso da ieri presso il Politecnico di Torino, in una sessione dedicata al tema “Smart Jobs & Smart Competence”.

La ricerca, condotta per l’Italia su un campione costituito da  professionisti ICT che cercano di cambiare lavoro, evidenzia un’etàmedia più giovane rispetto ai colleghi europei; la spinta alla ricerca di un lavoro più soddisfacente coinvolge un 20% di specialisti under 40 in più rispetto alla media.  Sempre nell’ambito del campione analizzato, chi lavora nell’IT in Italia non ha un livello elevatissimo di formazione post-secondaria, ed il percorso formativo non è particolarmente focalizzato sull’IT.

In ogni caso, i partecipanti italiani alla ricerca hanno registrato livelli di competenze superiori rispetto al resto d’Europa nelle cinque aree dell’European e-Competence Framework (definite Plan, Build, Run, Enable, Manage). La ricerca evidenzia inoltre che la proporzione di donne professioniste ICT in Italia è inferiore alla media europea, attestandosi all’8% contro una media del 16%.

Anche i professionisti ICT italiani, come i colleghi degli altri paesi europei, hanno qualche difficoltà  a riconoscere  il proprio profilo professionale fra quelli proposti: simili ai colleghi europei riguardo al tema della non coincidenza tra le competenze possedute e il proprio profilo di carriera. 

Anche l’Italia ha un problema di diffusione degli standard di riferimento europei, che facilitano il riconoscimento delle  competenze effettivamente possedute rispetto ai profili IT a cui i professionisti di impresa del settore IT si considerano più vicini: ad esempio, un quarto di coloro che hanno partecipato alla ricerca in Italia si auto definiscono IT Manager, ma solo il 2% di essi ha le competenze previste dall’European e-Competence Framework corrispondenti a questo ruolo. Questa differenza di autovalutazione vale anche per altri profili molto diffusi, come quello del Project manager o dell’IT Administrator.

Per colmare gap di questo genere, è necessario diffondere e accreditare gli standard di riferimento e creare percorsi di formazione dettagliati e specifici che evitino di ampliare ulteriormente questo divario, che potrebbe danneggiare seriamente le opportunità di crescita dell’Europa come economia della conoscenza.

Il CEPIS (Council of European Professional Informatics Societies) ha condotto la ricerca in Italia in collaborazione con l’AICA – Associazione Italiana per l’Informatica ed il Calcolo Automatico – che rappresenta l’ente europeo in Italia.   In questi giorni è stato reso pubblico anche il report europeo, che affianca i report realizzati in Italia e in altri 27 paesi della “grande Europa” coinvolgendo circa 2000 professionisti IT.

La ricerca Professional e-Competence Survey

La ricerca Professional e-Competence Survey ha l’obiettivo di identificare le competenze IT possedute dai professionisti dei paesi europei e di capire come si rapportano alle richieste del mondo del lavoro di oggi.  Identificare tali competenze o la loro carenza è essenziale per capire se chi lavora nel mondo ICT dispone delle abilità necessarie per i lavori del futuro.     La difficoltà nel trovare personale competente, il gap formativo, la discrepanza fra abilità possedute e abilità richieste  dal mercato mettono a rischio la capacità dell’Europa di trasformarsi in un’economia che cresca in modo intelligente.  Sviluppare e identificare le competenze dei professionisti ICT del continente può aiutare a individuare le abilità necessarie per le professioni del futuro,  come previsto dall’iniziativa della Commissione Europea “New Skills for New Jobs”.

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