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L'arte di distruggere documenti

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Tanto tempo fa c'erano i documenti cartacei... e ci sono anche adesso. Pile e pile di carta che vanno ad occupare spazi infiniti ma che talvolta portano ad incappare nel difficile processo di eliminarli. Facile a dirsi, ma come fare in pratica?

Se tali fogli contengono dati sensibili, importanti o di qualunque genere si voglia evitare di rendere pubblici per sbaglio, non basta certo buttarli così come sono nella spazzatura: serve un metodo più efficace e sicuro.

Risale addirittura al 1909 la prima invenzione di una macchina che letteralmente tritasse i documenti per renderli illeggibili, o quasi, e quindi sicuri da gettare nei rifiuti. Purtroppo però, la trovata di Abbot Augustus Low venne brevettata ma non vide mai la luce, ed è solo nel 1935 che il tedesco Adolf Ehinger risolse il problema, modificando una macchina per la pasta nel primo distruggi-documenti dell'era moderna. Ehinger trasformò in un secondo tempo la sua idea aggiungendovi un motore elettrico e facendo una discreta fortuna fondando la propria azienda, la EBA Maschinenfabrik, principalmente rivolta ad ambienti governativi, e che, pur con la denominazione modificata in EBA Krug & Priester GmbH & Co., esiste ancora oggi.

Shredder 1

Fino agli anni '80 la situazione restò immutata, con i distruggi-documenti in mano essenzialmente agli enti governativi, interessati ovviamente a non far sapere gli affari propri in giro, dovendo maneggiare ogni giorno volumi estremamente alti di informazioni confidenziali. Nel 1988 successe però un fatto che sdoganò, sebbene indirettamente, questi sistemi anche per il grande pubblico, dalle industrie, alle compagnie private fin'anche alle abitazioni.

Ci riferiamo alla sentenza 486 U.S. 35 del 1988 passata alla storia come California vs. Greenwood. In quel caso infatti, l'investigatrice Jenny Stracner utilizzò la raccolta dei rifiuti di fronte alla casa di un sospettato, Billy Greenwood, per confermare le ipotesi che lo volevano implicato in un traffico di stupefacenti. La Corte Suprema finì per dar ragione alla Stracner, giudicando l'atto di procurarsi le prove rovistando nella spazzatura conforme alla Costituzione, visto che nessuno poteva muovere richieste di tutela della privacy per oggetti finiti nei rifiuti. Così si diede l'avvio per, polemiche a parte, uno stretto giro di vite su ciò che poteva o non poteva essere buttato via senza pensarci più su, dato che non solo qualunque malintenzionato era in grado di accedere ai nostri documenti privati (d'altronde era possibile anche prima), ma, visto che anche la Legge non condannava l'atto, l'opinione pubblica si smosse per cercare di tutelarsi il più possibile.

Oggi quando si parla di furto d'identità o di appropriazione di numeri di conto in banca si pensa subito al cyber-crimine, non valutando però la situazione nel suo complesso, dato che il maggior pericolo risiede proprio in quei cari vecchi fogli di carta che troppo spesso vengono gettati con eccessiva noncuranza.

E' quindi assai ovvio come il mercato dei distruggi-documenti sia diventato negli ultimi anni sempre più vasto, abbracciando categorie fino a poco tempo fa totalmente disinteressate a questi sistemi, dandosi delle standardizzazioni ed una regolamentazione accurata.

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